Un’eroina a testimone di un genocidio: Sarah Aaronsohn

Sarah Aaronsohn

 

Un milione  e mezzo di  vittime: è quanto è costato in termini  di  vite umane il Genocidio armeno perpetrato dal governo presieduto  da esponenti  del  movimento  dei  Giovani Turchi  nei  confronti della popolazione armena  negli  anni  tra il 1915 e 1916,  cioè in piena Prima guerra mondiale .

 

Mappa delle deportazioni armene nel 1915

 

Ancora oggi  la Turchia fatica a riconoscere le proprie colpe in quell’eccidio, ma l’orrore di  allora servì a smuovere sia la coscienza delle nazioni già provate dalla Grande Guerra, che quella di  singoli  cittadini  testimoni  delle atrocità.

Tra di loro una donna ebrea: Sarah Aaronsohn.

Lei era nata nel 1890 a Zikhron Ya’aqov, città posta a 35 chilometri  a sud di Haifa in Israele. I suoi  genitori era emigrati  rumeni che, oltre a cavalcare e coltivare, le insegnarono  anche a sparare.

Nel 1914 sposò un ricco mercante e si  trasferì con lui in Turchia, ma il matrimonio durò quel  tanto da farla desistere e pensare di ritornare a Zichron Ya’akov nella fattoria dei genitori.

Ed è proprio  nel  viaggio  di  ritorno che i  suoi  occhi vedono  l’orrore di  corpi di  armeni, insepolti, divorati dai  cani: il suo  giuramento  sarà quello di  combattere i  turchi,  aiutando gli inglesi  nelle vesti di spia.

Per fare questo,  si unì a suo  fratello ed un gruppo di  amici nel NILY (acronimo di Netzach Israel Lo Yeshaker) una cellula spionistica con il compito  di passare informazioni all’intelligence inglese riguardante gli  spostamenti  dell’esercito ottomano in medio  oriente.

Il metodo  per far passare queste informazioni  prevedevano  l’utilizzo  di  piccioni  viaggiatori, purtroppo, nel 1917,  uno  di questi  messaggeri  venne intercettato  dai  turchi mettendo in pericolo l’esistenza dei componenti  del NILY: infatti  da lì  a poco  arrivarono  ad arrestare alcuni  componenti presso  le proprie abitazioni.

Gli inglesi  offrirono  a Sarah Aaronsohn la possibilità di mettersi in salvo per mezzo di un imbarco: lei  rifiutò pensando di non abbandonare gli  altri  componenti del gruppo  ancora in clandestinità.

Purtroppo  venne catturata e, dopo quattro  giorni  in cui  subì delle torture, le fu  detto  che presto  sarebbe stata trasferita a Damasco per essere impiccata.

A questo  punto  chiese di  essere portata presso la sua abitazione per un cambio  d’abito: il vero scopo  era quello  di prendere una pistola nascosta nel  bagno per suicidarsi.

Lei  morirà  tre giorni  dopo, il 9 ottobre 1917,  in ospedale  a seguito  di un’emorragia.

Verrà ricordata come l’eroina del NILY.

Nel  video  una puntata di  Rai Storia dedicata al  genocidio  armeno

 

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