Mindfulness: meditazione e neuroplasticità della mente

Connessioni naturali – / 24Cinque ©

 

Nel 1890 lo psicologo  e filosofo  americano William James   parlando  del cervello e della rete neurale che lo  compone disse:

La materia organica, specialmente il tessuto  nervoso, sembrano  dotati  di un grado  di plasticità davvero straordinario.

Questa affermazione, molto  semplice nella forma, affermava in sostanza che il cervello non era un qualcosa di  statico ma, anzi, presentava la capacità di modificarsi  anche con l’avanzare dell’età dell’individuo.

La scienza non era ancora pronta a recepire l’idea di William James tanto  che, sedici  anni  dopo, venne assegnato il premio  Nobel per la medicina al patologo spagnolo   Santiago  Ramon y Cajal  il quale, contrariamente alla tesi  dello  psicologo  americano, dichiarò perentoriamente:

Le vie nervose dell’individuo  adulto  sono un qualcosa di  fisso, compiute ed  immutabili.

Questo  dogma fu preso  alla lettera per parecchio  tempo da molti  neuroscienziati, finché le neurologia moderna arrivò a scoprire la neuro plasticità del  cervello: la capacità dei  neuroni  di  creare nuovi  circuiti modificandone la specializzazione alla quale erano  destinati inizialmente.

A questo punto, pensando al fatto  che stimoli  esterni   modificano  le rete neurale, si ipotizzava che la meditazione stessa potesse avere la stessa opportunità.

Nel 2007  Sharon Begley,  giornalista scientifica del  New York Times e fondatrice della rivista Science Journal,,  pubblicò il  libro Train your mind change your brain  (La tua mente può cambiare –   Mondadori Editore ) con la prefazione del  Dalai Lama e di  Daniel Goleman

Là dove i confini  tra corpo  e mente si  fanno fluidi e perdono la propria rigidità, la scienza occidentale incontra  ciò che ha sempre avuto cura di  tenere a distanza: la spiritualità del  buddismo tibetano, le sue pratiche ascetiche e meditative, la sua dottrina. Gli studi  effettuati  sulle scimmie di  Silver Spring, le ricerche della scienziata Helen Neville sui  pazienti  ciechi  o le ore trascorse in meditazione dagli yogi eremiti sulle alture sopra Dharamsala dimostrano  la stessa comprovata verità: le reti  neurali  del nostro  cervello possono  adattarsi  a svolgere compiti diversi  da quelli per cui  soo  nate e  la nostra volontà, così come l’esercizio, gli  affetti  e l’ambiente che ci  circonda possono influenzarne lo sviluppo.

 

 

 

Dall’introduzione al  libro La tua mente può cambiare 

 

Quindi, come una qualunque attività sportiva, anche la mente può essere allenata e ritrovare stati  di  benessere senza nessun apporto  farmacologico.

Questa è quanto  la Mindfulness  insegna:   avere la consapevolezza delle proprie sensazioni  corporee, psicologiche e spirituali nello  stesso  attimo  che si manifestano.

Le tecniche di meditazione sono diverse, ma riconducibili  a due categorie principali: quella in cui  lo stato  di  concentrazione si  raggiunge attraverso  l’attenzione sul proprio  respiro o  oggetti  di pensiero  specifici, e quella non direttiva in cui  la concentrazione è spontanea, diretta ancora una volta sulla respirazione o  sull’ascolto  di un suono, ma dove la mente, nel  frattempo, è libera di  navigare in ogni  direzione.

Quest’ultimo  tipo di  meditazione è quella che da più spazio all’elaborazione di  ricordi  ed emozioni e sembra avere un ruolo  specifico  nel  riposo da come è stato  dimostrato  attraverso  analisi di  soggetti  sottoposti a risonanza magnetica del  lobo  temporale mediale destro  deputato, appunto, al  riposo.

 

 

 

 

 

 

 

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